Il tema del passaggio generazionale è un passo necessario ma molto difficile da affrontare per un’azienda. Da imprenditori e da executive ci chiediamo se chi subentrerà nel nostro ruolo (o in quello dei nostri collaboratori) sarà effettivamente in grado di portare avanti quanto costruito in anni di duro e costante lavoro.

Spesso ci ritroviamo davanti persone intraprendenti, desiderose di cambiare e svecchiare tutto e ci chiediamo: è davvero la strada giusta?

Passaggio generazionale: cambiare tutto non è la strada giusta

La risposta a questa domanda è no, non sempre è la strada giusta. Ovviamente non bisogna generalizzare ma, se il cambiamento è necessario e va fatto, non deve essere mai il primo passo appena messo piede in azienda. Esistono, infatti, dei principi che, se violati, portano inevitabilmente al disastro.

Facciamo un esempio concreto, citando il caso di un ristorante crollato una volta effettuato il passaggio generazionale. Questo locale ospitava mediamente a pranzo un centinaio di clienti e la sera attorno ai trecento, con circa 4/5 rotazioni di tavoli. L’ottima qualità del cibo e del servizio rendevano questo locale un’attività di successo. Per motivazioni che non stiamo qui a descrivere, un figlio subentra al padre. Entusiasta per la nuova avventura, decide di mostrare subito il suo tocco, cambiando alcuni collaboratori, deresponsabilizzando la capo sala e inserendo un nuovo responsabile. Decide anche di risparmiare in cucina e cambia un paio di fornitori.
Nonostante l’intento fosse sicuramente costruttivo, questo cambio radicale ha mandato in crisi il locale, non più in grado di “girare” agli stessi ritmi precedenti e con la stessa qualità. Ma perché è accaduto tutto questo?

La risposta è una: policy. Chi ha guidato o guida un’azienda, crea sicuramente un’entità a sua immagine e somiglianza, con una serie di policy che derivano dall’esperienza concreta, positiva e negativa. Queste policy fanno parte del know-how dell’azienda, vengono portate avanti e incarnate dai collaboratori storici. Sono, insomma, le intuizioni o le strategie di chi ha gestito che ideato, e a volte mantenuto, per portare avanti le cose.

Cambiare radicalmente questi principi, portarli in disuso, rischia di stravolgere completamente l’assetto dell’azienda, portandola al disastro, com’è successo nel caso che vi abbiamo esposto. Questo non significa che non si possa apportare nessun cambiamento, ma c’è un modo preciso per affrontare le cose, comprendendo l’importanza di trasferire il know-how a chi subentra nella gestione e formando il personale e i collaboratori.

Un nostro cliente, Fabrizio Zampetti, CEO e fondatore della Zampetti Immobili di Pregio, ha evidenziato un punto focale relativo all’importanza della formazione: collaboratori ed executive formati arrivano a comprendere e incarnare il know how dell’azienda, diventando, a livello di produttività, di team e di spirito, dei veri e propri soci su cui fare affidamento.

Il passaggio generazionale